Guida13 Luglio 2026· 7 min di lettura

RC Capofamiglia e volontariato: sei coperto o no?

Fai volontariato e temi di causare un danno mentre aiuti? Quando copre l'ente del Terzo settore, quando la RC capofamiglia e cosa dice il D.Lgs 117/2017.

Dai una mano alla sagra del paese, accompagni anziani con un'associazione, sistemi un sentiero con un gruppo ambientalista: e se durante l'attività causi un danno a qualcuno? La risposta dipende da come fai volontariato. Se operi tramite un ente del Terzo settore, la legge obbliga l'ente ad assicurarti, e di norma è la sua polizza a coprire i danni a terzi. Se invece dai una mano in modo informale, senza un ente dietro, sei tu a rispondere nella vita privata, e lì può entrare in gioco la RC capofamiglia. Distinguere i due casi è tutto, perché stabilisce chi paga.

Volontariato in un ente del Terzo settore: copre l'ente

Il riferimento è il D.Lgs 117/2017, il Codice del Terzo settore. L'art. 18 impone agli enti del Terzo settore che si avvalgono di volontari di assicurarli contro gli infortuni e le malattie connesse allo svolgimento dell'attività, e soprattutto per la responsabilità civile verso terzi. Tradotto: se sei un volontario regolarmente iscritto e operi per conto dell'associazione, il danno che causi a un terzo durante l'attività dovrebbe rientrare nella polizza dell'ente.

Questo è un punto che tranquillizza molti volontari: quando l'attività è organizzata e formalizzata, non sei tu il primo responsabile assicurativo, è l'ente che ha l'obbligo di coprirti. Vale la pena però chiedere conferma all'associazione dell'esistenza e dei massimali della polizza volontari, perché "obbligo di legge" non sempre significa "polizza ampia": i massimali possono essere contenuti e alcune attività particolari escluse.

Volontariato informale: qui entra la RC capofamiglia

Il quadro cambia quando aiuti senza un ente strutturato dietro. Pensa al vicino a cui dai una mano a traslocare, alla raccolta spontanea tra amici, all'attività occasionale non incardinata in un'organizzazione del Terzo settore. In questi casi non c'è una polizza dell'ente che ti protegge, e se causi un danno rispondi ai sensi dell'art. 2043 del Codice civile come in qualsiasi altra situazione della vita privata.

Ed è proprio qui che la RC capofamiglia mostra la sua utilità. Coprendo i danni involontari a terzi nella vita privata, interviene su molte attività di aiuto informale, purché non abbiano natura professionale o lavorativa. Il confine da tenere presente è quello tra vita privata e attività professionale: se l'aiuto sconfina in una prestazione di tipo professionale, la garanzia può non operare.

  • Aiuto occasionale a un vicino o a un conoscente: tendenzialmente vita privata
  • Attività spontanea non organizzata da un ente: nessuna polizza dell'ente, resta la RC capofamiglia
  • Volontariato in un ente del Terzo settore: copre in primis la polizza dell'ente ex art. 18 D.Lgs 117/2017
  • Attività a carattere professionale mascherata da volontariato: possibile esclusione

Un esempio che chiarisce la differenza

Prendiamo due situazioni quasi identiche con esiti assicurativi diversi. Nella prima, durante la festa di quartiere organizzata da un'associazione di promozione sociale, un volontario iscritto urta senza volere un banco e ferisce lievemente un passante: il sinistro rientra tipicamente nella polizza RC dell'ente, prevista dall'art. 18.

Nella seconda, un gruppo di amici organizza da sé una pulizia del parco, senza alcuna associazione: uno di loro, spostando un ramo, colpisce e danneggia l'auto di un residente. Qui non c'è ente, non c'è polizza obbligatoria, e a rispondere è il singolo nella sua sfera privata. Se ha una RC capofamiglia, la polizza può coprire il danno; se non ce l'ha, paga di tasca sua. Stessa buona volontà, copertura diversa.

Cosa verificare prima di dare una mano

Poche cose concrete, ma decisive. Se fai volontariato con un'associazione, chiedi conferma scritta che esista la polizza volontari e informati sui massimali e sulle attività coperte. Se dai aiuto in modo informale, controlla nella tua RC capofamiglia che non ci siano esclusioni per attività di questo tipo e che il massimale per i danni a terzi sia adeguato, soprattutto per i danni alla persona.

Un consiglio da chi legge tanti contratti: la parola che fa la differenza nelle esclusioni è spesso "attività professionale" o "attività lavorativa". Finché l'aiuto resta gratuito, occasionale e privo di carattere professionale, la RC capofamiglia tende a operare. Per inquadrare bene cosa rientra nella vita privata, la guida a cosa copre la polizza è un buon punto di partenza, così come la pagina prodotto della RC capofamiglia.

Sagre, feste di paese e pro loco: il caso più comune

Il volontariato di cui parliamo, nella vita reale, spesso è quello della sagra di paese, della festa patronale, del banco della pro loco. Qui la domanda giusta è: chi organizza? Se dietro c'è un'associazione, un comitato o una pro loco strutturata come ente del Terzo settore, di norma esiste una polizza che copre i volontari durante l'evento, e il danno a un terzo passa da lì. Prima di metterti a servire ai tavoli, una domanda all'organizzatore su questa copertura è tempo ben speso.

E se a farsi male è il volontario stesso?

Attenzione a un punto che genera equivoci. La RC capofamiglia copre i danni che tu causi ad altri, non quelli che capitano a te. Se ti fai male mentre dai una mano — una scottatura alla griglia, una caduta smontando il palco — la RC verso terzi non è lo strumento giusto: serve una copertura infortuni. Nell'ente del Terzo settore l'art. 18 del D.Lgs 117/2017 impone di assicurare i volontari anche contro gli infortuni; nel volontariato informale, invece, l'infortunio che subisci resta a carico tuo, salvo che tu abbia una polizza infortuni personale. Danno a terzi e danno a sé stessi sono due garanzie diverse, ed è bene non confonderle.

Domande frequenti

Se faccio volontariato e causo un danno, chi paga?

Dipende dal contesto. Se operi tramite un ente del Terzo settore, l'ente ha l'obbligo di assicurarti per la RC verso terzi ai sensi dell'art. 18 del D.Lgs 117/2017, quindi copre la sua polizza. Se l'aiuto è informale, rispondi tu nella vita privata e può intervenire la RC capofamiglia.

L'associazione è obbligata ad assicurare i volontari?

Sì. Il Codice del Terzo settore obbliga gli enti che si avvalgono di volontari ad assicurarli contro infortuni, malattie connesse all'attività e per la responsabilità civile verso terzi. Conviene comunque chiedere conferma dei massimali, che possono essere contenuti.

La RC capofamiglia copre le attività di volontariato informale?

In molti casi sì, perché copre i danni involontari a terzi nella vita privata. La condizione è che l'attività non abbia carattere professionale o lavorativo. Va verificato che il contratto non preveda esclusioni specifiche e che il massimale sia adeguato.

Devo comunque avere una RC capofamiglia se faccio volontariato in un ente?

Non è obbligatorio, ma la RC capofamiglia protegge in tutte le altre situazioni della vita privata, non solo nel volontariato. Inoltre copre l'aiuto informale che dai al di fuori dell'ente, dove la polizza dell'associazione non arriva.

Cosa succede se l'aiuto diventa una prestazione professionale?

Se l'attività assume carattere professionale, la RC capofamiglia può non operare, perché copre la vita privata e non l'attività lavorativa. In quei casi servono coperture di responsabilità professionale dedicate, diverse dalla polizza di famiglia.

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